Pallone da basket con logo NBA e scritte laterali

Inizia ufficialmente la Post-Season di NBA: 16 squadre, 1 trofeo

E’ finalmente arrivato quel momento dell’anno per tutti gli appassionati di basket oltreoceano. Se la NBA rappresenta l’élite degli atleti di pallacanestro, ora si alza l’asticella della qualità delle partite. Dopo la bellezza di 82 partite di stagione regolare, si inizia a fare sul serio. Rotazioni accorciate, alta intensità dei contatti, fisicità e determinazione saranno i punti chiave del prossimo mese e mezzo.

East Conference: manca un vero padrone

In una Eastern Conference dominata dai Detroit Pistons grazie alle loro 60 vittorie, il core giovane CunninghamDuren rappresenta le fondamenta della franchigia. Nella squadra della “città dei motori”, la difesa è stata il punto di forza mediante palle rubate e blocchi. In attacco, affidamento all’opzione pick and roll delle due superstar. Fondamentale sarà il tiro da 3, pressoché inesistente nel corso della stagione. La domande che sorge spontanea è:” Un gruppo così giovane può essere definibile da contender?”

Boston Celtics dai mille volti grazie a coach Mazzulla. Tanti nomi nuovi all’interno del roster. Il capolavoro di Stevens deve concretizzarsi nella postseason. Il rientro di Tatum fa parlare di sé: seppur arrugginito, ha riassaggiato il parquet e ha dimostrato di non aver perso le sue doti. Lui e Brown saranno i due violini che opereranno in campo. L’unica paura? La fisicità: Philadelphia è scomoda, Embiid può essere l’ago della bilancia di questo primo turno.

A New York un malcontento generale logora l’ambiente. L’accoppiamento con gli Hawks non rappresenta un matchup favorevole. Atlanta è infatti la squadra più in forma nella fase di stagione post trade deadline. Parlando strettamente dei Knicks, il quintetto confermato BrunsonHartAnunobyBridges e Karl Anthony-Towns devono trovare la quadra e cercare di portare consistenza e costanza. L’apporto dalla panchina di McBride, Alvarado e Robinson può garantire una spinta in più. La paura Hawks non è la sola, i Celtics li aspettano al secondo turno.

I Cavaliers godono con Harden e la sua esperienza nella postseason, ma soffrono di squadra in quanto non riescono a dare garanzie. I nomi roboanti di Mitchell e Mobley fanno scalpore, ma sul campo tutto è da decidere. Al primo turno contro i Raptors non si ha la certezza del passaggio e si tratterebbe di un fallimento visto il salary cap complessivo (il quarto più costoso di tutta l’NBA).

Western Conference: OKC e Spurs guardano dall’alto

OKC oppure verrebbe da dire OK,SI’. I Thunder sono ad oggi la squadra più forte della lega e una delle più profonde a livello di qualità del roster. Metterli in difficoltà sembra duro, se non impossibile, indistintamente dall’avversario che gli si pone sul cammino verso l’anello. Un anno dopo la vittoria, si ripresentano con lo stesso roster – se non potenziato- ed un anno più esperti. L’unico scontro vero? Le finali di Conference contro gli Spurs.

I San Antonio Spurs non fanno sconti: la tassa da pagare per chi si frappone tra loro e il Larry O’Brien Trophy? Beh, Victor Wembanyama. Il lungo francese ha sempre dominato e guidato i suoi all’interno della stagione regolare, e la sua assenza si è fatta sentire. Sebbene il supporting cast sia degno di nota con nomi quali Fox e Castle, il ragazzone di 224 centimetri è decisivo. L’incognita gigantesca riguarda il suo utilizzo: la media di minuti è misera ed inferiore ai 30′ a partita. Si tratta di un’unicità per il calibro di una superstar di tale livello in tutta l’NBA.

Gli intramontabili Lakers possono contare su un LeBron James che dovrà vestire i panni dell’eroe solitario, complici le assenze delle altre due superstar Doncic e Reaves. Ma gli anni sono 41, e sebbene nella stagione regolare abbia dosato le energie per arrivare “fresco”, il tutto potrebbe non bastare. Le problematiche sono le solite: un roster corto e inadatto ad una corsa playoff. Il confronto coi Rockets appare quasi come una sfida generazionale: i talenti di Sengun, Jabari Smith e Amen Thompson supportati dall’eterno Kevin Durant. In panchina, sfida diretta tra Udoka e JJ Redick.

La super sfida tra Nuggets e Timberwolves è la più equilibrata in assoluto tra tutte le sfide del primo turno. Denver può sorridere grazie al “Joker” Jokic e al suo centrismo nel sistema della squadra, ma la tematica infortuni tiene banco. Aaron Gordon e Peyton Watson sono gli aghi di questa bilancia: un loro brutto impatto, date le scarse condizioni fisiche, potrebbe condizionare negativamente la franchigia del Colorado. In casa Minnesota, si cerca di ignorare una regular season molto altalenante per lasciare spazio alle speranze di fare bene nella parte finale di stagione. Il logorato ginocchio di Anthony Edwards rappresenta il principale motivo che potrebbe porre fine al sogno di avanzare.

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