Il General Manager dei Lakers accontenta le richieste della superstar slovena in vista della prossima stagione

“Chi lascia la via vecchia per la nuova…”

I classici proverbi antichi, tramandati di generazione in generazione oralmente, celano sempre un fondo di verità. Prima di prendere una decisione importante, che potrebbe fare da spartiacque per la vita del singolo, c’è sempre un parente dal capello bianco che ti esorta a riflettere più a fondo sulla questione. Da copione infatti, la frase completa si conclude con la morale: “Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia, e non sa quel che trova”. L’origine del tutto si attribuisce ad un autore italiano aveva delineato infatti nella sua commedia un triangolo amoroso tra un uomo e due donne. In sistesi, la cessazione della vita coniugale, in favore della tentazione verso un’altra donna ha portato il protagonista a vivere situazioni burrascose e inaspettate, costringendolo a tornare sui propri passi.

E voi direte, beh ma che c’entra coi Lakers? Semplice, non tutte le cose vanno come dovrebbero. C’è sempre l’eccezione alla regola che mischia le carte in tavola. Ma lasciatemi spiegare. I gialloviola erano chiamati a prendere una decisione in merito al loro futuro per via dell’incognita del rinnovo (o meno) di LeBron James. Il nativo di Akron, Ohio dopo 8 stagioni in canotta Lakers anticipa le mosse della dirigenza e annuncia l’addio dalla franchigia, senza aspettare di ricevere offerte, agendo per il proprio interesse personale, catalizzando i riflettori tutti su di sé, rifiutando il dialogo con le persone del settore. LeBron decide e gli altri si adeguano. O così o niente. Un addio autonomo -quasi da eroe- senza bisogno di essere accompagnato alla porta d’uscita dal GM Pelinka. Il bilancio? Un anello NBA e svariati anni di mediocrità e scelte “manageriali” sbagliate.

Il clima losangelino era già rovente da tempo: Pelinka era chiamato a prendere decisioni che avrebbero indirizzato la franchigia verso una certa strada. La coppia Doncic-LeBron avrebbe intasato il salary cap per via del rinnovo studiato ad hoc per Austin Reaves, guardia classe ’98 dell’Arkansas. Senza spazio salariale e con un LeBron in versione “E qui comando io” si sarebbe prefigurata una stagione dettata dalla mediocrità, simile alle precedenti. Qualificazione ai playoff ed un’inevitabile uscita tra il primo ed il secondo turno: non possono rappresentare il punto di arrivo di un futuro non brillante per una franchigia così blasonata. LeBron è un soggetto divisivo: difficilmente si fa amare dalle persone dietro la scrivania ma i tifosi lo amano per la sua grandezza.

L’impellente cambio di rotta

Quindi i Lakers rimpiangeranno LeBron? No, ma è presto per dirlo. E’ altresì vero che con una progettualità seria e con un roster costruito su misura i losangelini potranno dire sicuramente la loro. Dapprima LeBron pressava la dirigenza affinché si scegliessero i “suoi” giocatori eletti (Westbrook su tutti), ma ora la musica è cambiata. Negli ultimi anni segnati da una chiara mancanza di competitività, Pelinka ha dovuto assecondare le richieste del nuovo volto della franchigia, sacrificando tutti gli asset a disposizione. La superiorità di franchigie come Thunder e Spurs sono evidenti ed in particolare queste due realtà saranno la copertina della pallacanestro americana per diversi anni, ma tentare il tutto per tutto non sarebbe follia.

La chiave di volta per Pelinka sta nell’assecondare le volontà dell’unica superstar rimasta. Sfruttare l’arco temporale in cui Doncic è nel suo “prime” rappresenta l’unica via da perseguire. L’opportunità di avere un talento generazionale di tale portata implica la necessità di sacrificare il futuro dei Lakers mediante scelte future da offrire ad altre franchigie. Lo sloveno ha giocato le Finals in un’unica occasione nella sua vita con la canotta dei Dallas Mavericks nel 2024, uscendo sconfitto per merito dei Boston Celtics. In quel roster privo di talenti puri – al di fuori di Doncic e Kyrie Irving – coach Kidd è riuscito a costruire un sistema di gioco ideale per far brillare la stellina proveniente dal vecchio continente.

Quindi, chi lascia la strada vecchia sa che perde LeBron e il suo valore dentro e fuori dal campo per via del clamore mediatico che gravita intorno alla sua figura tra vendite, sponsorizzazioni e tutta la parte commerciale annessa. Il voler abbracciare a pieno la strada nuova implica una nuova filosofia del gioco basato sull’atletismo e sulla difesa, sfumature del gioco che i Lakers non hanno saputo attuare nel corso delle ultime stagioni. Doncic e Reaves saranno coloro che devono far muovere il tabellino del punteggio grazie a canestri e assist, mentre i gregari dovranno rispondere presente mediante il loro contributo nella fase difensiva. L’importanza dell’avere un roster lungo è un fattore chiave: la profondità di una rosa incide sulle prestazioni nel corso delle 82 partite della stagione regolare e nelle serie playoff.

” Il commento non richiesto”

Valutare un roster a luglio quando l’inizio di stagione è fissato ad ottobre è un’impresa ambiziosa: i Lakers ad oggi non sono una seria candidata al titolo, ma per lo meno hanno avuto il coraggio di sposare a pieno un’ideale. Da apprezzare lo sforzo. Voto 7+.

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