
Ad oggi Boston è seconda ad Est, ma le prospettive ad inizio stagione erano ben diverse
L’infortunio nel maggio 2025 subito da Jason Tatum ha cambiato i piani delle operazioni dei Celtics. Infatti, la superstar americana con la rottura del tendine d’Achille ha lasciato un grande vuoto nel roster di Boston. Il suo contratto occupa il 35% del monte salari totale della squadra e il suo peso specifico all’interno del sistema è determinante.
Boston Celtics sulla carta
A quasi un anno di distanza da quell’infortunio, nemmeno le più rosee aspettative lasciavano spazio ai risultati odierni. La situazione contrattuale di Boston è accettabile, senza troppo spazio di manovra. Le due stelle Tatum e Brown hanno contratti fino al 2028/2029 con cifre che arrivano a toccare i 70 milioni a testa.
L’idea principale per la stagione in corso riguardava la necessità di creare un buon gruppo, ricco di gregari utili alla causa, con contratti agevoli. Il tutto deve sommarsi alla capacità di scegliere qualche prospetto interessante al Draft, che gode di un salario ridotto, ma capace di inserirsi nel sistema.
Per questo, il President of Basketball Operations, Brad Stevens ha scelto profili intriganti da poter crescere sotto la guida di coach Joe Mazzulla. Firme come Luka Garza, Jordan Walsh, Neemias Queta, Hugo González e Sam Hauser rappresentano la fiducia della franchigia nei confronti di atleti non dal calibro delle superstar.
This photo goes hard 😤 pic.twitter.com/2Ea4w7COQe
— Boston Celtics (@celtics) March 2, 2026
Boston oggi, a marzo 2026
La non volontà di perdere un anno è stata ben progettata dall’artefice Stevens: il timore di “perdere un anno” e non voler combattere non è stato accettato. L’assenza dai campi di Tatum – fino a data da destinarsi – ha necessariamente chiamato in causa i gregari di lusso come Derrick White e Payton Pritchard.
L’esito momentaneo vede il secondo posto nella East Conference con il record di 41W-20L ed un Jaylen Brown in formato MVP. La proiezione dei Celtics li vede come reali contender per il titolo NBA, dal momento che il rientro di Tatum dovrebbe essere prossimo -qualora ne valesse la pena-.
La vera stella di Boston per sua stessa ammissione, recita :”Non torno in campo per fare il gregario“. La sua affermazione cela un velo di mistero sul possibile esordio stagionale: d’altronde mancano 21 partite e forse vuole ripartire con la nuova stagione. Al sogno ambizioso di una run playoff non si può dire di no a cuor leggero. In qualunque caso la decisione arriverà tra poche settimane, dal momento che il ragazzo si sta già allenando 5 vs 5.
L’ascesa di Brad Stevens
Parte tutto dalla firma ufficiale nel luglio 2013 come capo allenatore dei Boston Celtics. A soli 46 anni gli vengono affidate da Danny Ainge le chiavi della squadra. L’ex stella dei Celtics degli anni ’80, ed ex General Manager della stessa franchigia l’ha nominato Head Coach. In pochi anni, Stevens si candida ad essere uno dei coach più preziosi all’interno del mondo NBA.
Nonostante i Celtics fossero in un grande momento di ricostruzione generale, la sua impronta era tangibile. I riconoscimenti sportivi non arrivarono, ma la mentalità che iniziò ad instillare all’interno della franchigia ha lasciato il segno.
La volontà di lasciare il posto da Head Coach per passare al ruolo di President of Basketball Operations si è concretizzata con il pensionamento di Danny Ainge. In questo ruolo, Stevens è responsabile delle decisioni della franchigia: tra nomine, roster, scambi e scelte al Draft.
Embed from Getty ImagesLe decisioni dietro la scrivania
Nel 2021, nel primo anno dalla sua nomina, i Celtics ritornano alle Finals NBA, per la prima volta dal 2010. La corsa si interrompe in finale con la vittoria dei Golden State Warriors, nonostante un vantaggio iniziale per 2-1. La scelta vincente però è stata fatta ad inizio stagione con l’assunzione di Ime Udoka – allora assistente ai Brooklyn Nets – nei panni di Head Coach.
La seconda decisione sostanziale è stata la promozione a Head Coach di Joe Mazzulla, dopo il licenziamento forzato di Udoka per una violazione interna del contratto. Sotto la sua guida, i Celtics sono ritornati alla vittoria del titolo NBA nella stagione 2023/2024 in finale contro i Dallas Mavericks. Questo trofeo gli ha permesso di vincere anche il premio come miglior Executive di quell’anno.
Da quando Stevens ricopre tale ruolo, i Celtics sono sempre stati competitivi, nonostante i movimenti del roster tra free agent, scambi e scelte. Quest’anno è un’ulteriore riprova. L’Executive ha recentemente dichiarato :”I don’t put a ceiling on us ever”, indicando la volontà di non porsi mai limiti.
Chissà cosa ci aspetterà in questa parte finale di stagione…





Rispondi