
L’attuale proprietario dei Suns concorda con il Commissioner della NBA in merito al tanking di alcune franchigie
La notizia era già nell’aria: Adam Silver è intenzionato ad intervenire per far fronte al problema sempre più impattante del tanking. Nonostante le regole in vigore siano equilibrate, il Commissioner vuole impedire il fenomeno in corso varando alcune modifiche.
Le bizzarre modifiche
ESPN ha fatto uscire un articolo riguardante le possibili modifiche che coinvolgono le squadre e le scelte al draft. Silver ne ha parlato con i proprietari delle franchigie e ha portato sul tavolo alcune questioni che potrebbero entrare in vigore già nella stagione prossima.
- Le scelte potranno essere protette solo top-4 o top-14;
- Le probabilità di scelta alla Lottery vengono bloccate dopo la deadline o in una data successiva (ancora da concordare);
- Non permettere più ad una squadra di scegliere in top-4 in anni consecutivi nonostante i record negativi in anni consecutivi;
- Non si può scegliere in top-4 dopo aver raggiunto le finali di conference nell’anno precedente;
- Probabilità di scelta al Draft basate su record complessivo del biennio e non della singola stagione appena conclusa;
- La Lottery con le 14 squadre include tutte le squadre del play-in;
- Probabilità di scelta in Lottery uguali per tutte le squadre fuori dai playoff, non avendo così favorite sulla carta.
Ishbia e volti noti a supporto di Silver
Il proprietario dei Phoenix Suns supporta la tesi del Commissioner. Secondo Ishbia, avere una mentalità perdente non è ammissibile in NBA, infatti “giocare a perdere è un comportamento da perdenti, e perdere le partite appositamente è ancora peggio per tutta la lega”. Il businessman americano non accetta le situazioni delle franchigie perdenti in quanto lo reputa “imbarazzante” sia per la competizione che per l’integrità della lega stessa.
A rincarare la dose è l’ex coach Stan van Gundy che vorrebbe attuare l’utopia dell’abolizione del Draft, rendendo ogni singolo giocatore in uscita dal College un Free Agent, sostanzialmente uno svincolato. Così facendo, ogni singolo atleta sarebbe libero di ascoltare tutte le offerte provenienti dalle varie franchigie. La libertà di scelta del giocatore rappresenterebbe l’unica soluzione per evitare il tanking.
Cuban in supporto del “status quo”
L’ex proprietario del Dallas Mavericks invece, afferma che si dovrebbe supportare il tanking e che l’idea di perdere e rifondare è una narrativa che la NBA abbraccia e accetta – nei giusti limiti che adesso sono in vigore-. “I fans stessi sono i primi che accettano la sconfitta in quanto sanno che il loro team non è adatto per vincere: su 30 franchigie solo 1 vince”. Di fatto i metodi per rinforzarsi già ci sono: scelte al Draft, scambi e gestione dello spazio salariale.
La lega americana ha attualmente in vigore buone regolamentazioni in merito al tanking e l’attribuzione di multe ad ogni franchigia quando eccede in questo fenomeno rappresenta già un buon ostacolo. Oltretutto avere la non-certezza della prima scelta associata al peggior record della stagione è già uno scoglio per molti. Infatti, le tre franchigie con il record peggiore a fine anno si ritrovano con le stesse possibilità di vedersi al primo posto. La logica della Lotteria abbatte ogni certezza.
“For The Love of the Game”
La NBA è una fonte di ricchezza in costante crescita: basta guardare le proiezioni del salario nelle stagioni future e si capisce che è un mercato florido. La volontà di investire da parte dei grandi businessman americani è innegabile: l’implicita garanzia del guadagno è dietro l’angolo. Silver – dal suo insediamento – ha costruito un impero basato in primis sul business, tralasciando l’essenza del gioco e le questioni “da campo”.
Ishbia e tutti gli altri supporter delle regole anti-tanking rappresentano i protagonisti della morte dello sport americano. La narrativa degli sport oltreoceano abbracciano ampiamente i flussi di sali-scendi e di rinascita. La poetica insita nella redenzione viene meno se si riduce l’essenza dello sport al business. I tifosi vogliono di più, non solo soldi ma emozioni.
Se il discorso complessivo si riduce al “dobbiamo guadagnare di più”, allora è giusto annullare lo spettacolo: basterebbe riempire i palazzetti, aumentare gli introiti economici grazie al merchandising con tutte le spese annesse e connesse. I tifosi autentici meritano più rispetto e non devono essere usati come “polli da spennare“.





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