Le due favorite sono sicuramente la Francia e l’Inghilterra che godono di un buon mix tra talento ed esperienza. L’Italia deve confermare il periodo florido con Quesada.

Inizia il torneo di rugby più interessante nel panorama europeo, che giunge con questa, alla 27esima edizione. Gli ultimi vincitori della competizione sono stati i francesi, autori di partite dominanti contro tutte le altre nazionali. L’unica sconfitta è maturata in casa degli inglesi per 26-25, che non gli ha permesso di ottenere il Grand Slam.

Archiviata l’edizione passata, la gara d’esordio vedrà la Francia di Dupont in casa allo Stade de France di Parigi. I transalpini sono chiamati subito al duro scontro con gli irlandesi, capitanati dal numero 8 Caelan Doris.

L’evidente supremazia dei Bleus in tutti i reparti preannuncia un finale già scritto

Le qualità individuali della Francia, a partire dal coaching staff guidato da Galthié e dai giocatori che compongono la rosa, sono indiscutibili. La Francia ad oggi si trova alla posizione numero 5 del ranking mondiale, preceduta da due partecipanti del torneo come Inghilterra e Irlanda. Ciononostante, la vera ricchezza della nazionale francese deriva dalla possibilità di selezionare da un bacino innumerevoli di giocatori di livello. Galthié ha fatto discutere dopo aver diramato le convocazioni pochi giorni fa, sollevando critiche per via di esclusioni eccellenti quali Penaud, Fickou e Alldritt. A questa lista si depenna Uini Atonio per via di problema cardiaco improvviso che ne ha costretto il ritiro improvviso dal rugby giocato. Un’altra pedina importante come Ntamack è fuori dalla lista per l’inizio del torneo per via di un infortunio rimediato a dicembre con Tolosa. Il faro di questa nazionale è sicuramente Dupont: il mediano di mischia più forte in circolazione, si candida a direttore d’orchestra che detta ritmi e tempi di gioco. Al suo fianco il ritrovato Jalibert avrà finalmente possibilità di esprimere le sue doti da apertura, cercando di replicare ciò che sta facendo di superbo con Bordeaux.

Gli inglesi sono candidati alla vittoria del titolo, sarà forse quest’anno il ritorno al successo?

Chissà che non sia l’anno buono per l’Inghilterra… I presupposti ci sono tutti: un buon mix di giovani talentuosi e giocatori di esperienza lasciano presagire il meglio. Borthwick deve dirigere una rosa ricca di nomi di spessore, cercando di non fallire lungo il percorso, per arrivare carico in vista dell’appuntamento più importante che sarà l’ultima partita in trasferta contro i francesi. Fondamentale sarà non inciampare nel percorso durante le varie giornate: il temibile scontro con la Scozia, valido per la Calcutta Cup, sarà già un importante spartiacque. Il capitano Itoje è pronto a dare la carica, sorretto da un gruppo solido, dove la mina vagante Pollock può essere il fattore importante quando subentra. Il blocco di Northampton – incompleto per via dell’infortunio di Fin Smith – deve essere abile nel dimostrarsi all’altezza delle aspettative, per via dei magnifici risultati che sta ottenendo il club recentemente.

Irlanda che si trova in difficoltà: infortuni e ballottaggi la vedono esclusa dalla vittoria

L’Irlanda non gode di un buon momento, Farrell deve fare a meno di giocatori come Furlong, Keenan, Hansen, Porter e Bundee Aki, senza contare altri assenti nel giro della nazionale che hanno a che fare con problemi fisici. Il coach è costretto a reinventarsi una formazione inedita per affrontare un esordio arduo in casa dei francesi, dove in palio ci sarà la neo nata “Solidarity Cup”. Il trend delle ultime gara lascia qualche dubbio: è innegabile che le sconfitte siano arrivate contro corazzate superiori come Sudafrica e All Blacks, ma c’è da dire anche che le prestazioni non hanno convinto a pieno. Inoltre, il nodo da scogliere del mediano d’apertura, rimane una questione irrisolta. Attualmente tre persone aspirano ad una maglia da titolare: Byrne, Crowley e Prendergast – con quest’ultimo in vantaggio su tutti-. Trovare una mediana solida e consolidata garantirebbe già delle basi certe a cui affidare le chiavi del futuro.

Gli Scozzesi guidati da Finn Russell devono confermare il buon andamento recente

Gli scozzesi potrebbero essere la vera rivelazione di questo torneo per via delle qualità e della crescita di alcuni elementi della rosa. Il pallino del gioco dipenderà dalle abilità di Finn Russell e delle sue doti col piede. Già la partita d’esordio a Roma con l’Italia sarà un bel banco di prova dove gli uomini di Townsend saranno già sollecitati. I nomi che risaltano sono gli stessi convocati da Farrell per il tour dei British and Irish Lions di quest’anno. I 18 scozzesi di Glasgow devono portare il loro bottino di esperienza e vittorie che stanno conseguendo nella franchigia dei Warriors guidata da Franco Smith. Questo blocco di giocatori, unita all’esperienza internazionale di Russell e Kinghorn, potrebbe proiettarli a competere per il terzo gradino del podio, sfruttando anche le situazioni infelici delle dirette avversarie.

Queasada ha deciso: tra scelte obbligate ed infortuni, l’Italia deve farsi forza e puntare in alto

Italia molto ridimensionata per via degli infortuni: fuori su tutti Capuozzo, Tommaso Allan e Ross Vintcent. Quesada ha sorpreso nelle convocazioni attingendo notevolmente dalla franchigia delle Zebre attraverso gli inserimenti degli esordienti Locatelli e Mazza. Si ferma purtroppo Todaro, il gioiellino di Northampton ha riportato la rottura del crociato e non è così disponibile. Uno dei problemi della nazionale riguarda anche il numero di piazzatori affidabili disponibili, anche per questo è stato chiamato Gallagher in supporto. Nazionale vuol dire anche ritrovare la coppia di centri Brex-Menoncello che garantisce fluidità di gioco e solidità. Le scelte di Quesada rappresentano un ottimo punto di sviluppo per il movimento rugbistico italiano: si è allargato il numero di giocatori che orbitano intorno alla nazionale e si è visto un aumento di qualità sotto diversi punti di vista. L’auspicio generale per la competizione è quello di evitare il temuto “cucchiaio di legno”, ma per farlo ci sarà da affrontare all’ultimo turno i gallesi a Cardiff, nel maestoso Principality Stadium.

Il rugby gallese vive un momento di crisi: il Sei Nazioni rappresenta un duro banco di prova

Innegabile che il Galles stia vivendo un momento delicato della sua storia: la crisi delle franchigie in URC ed un ricambio generazionale che stenta a produrre talenti cristallini. Per il post Gatland e Sherrat, i gallesi si sono affidati a Steve Tandy. Sarà lui a dirigere le operazioni fino al mondiale del 2027. L’obiettivo è quindi ringiovanire sì la rosa ma puntando a scovare nomi interessanti. Ad oggi le certezze sono: il capitano Lake e Tomos Williams. Il vero fuoriclasse è però Louis Rees-Zammit, attualmente ai Bristol Bears, che dopo l’esperienza infelice alla ricerca di un contratto in NFL, ha deciso di ritornare al rugby giocato e di rappresentare il suo Paese. Sarà lui la variabile impazzita di questo gruppo e perché no, dell’intero torneo.

Una risposta a “Sei Nazioni al via: lotta a due per il titolo. Sorprese in arrivo?”

  1. […] previsioni vedevano una Scozia favorita per salire sul gradino più basso del podio. Il blocco dei nazionali di Glasgow Warriors, guidati […]

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