
Poco più di tre mesi e avremo l’esito di questa stagione di Premier League. Le sorprese già non mancano e la curiosità aumenta.
Ogni anno lo spettacolo della Premier League tiene milioni di tifosi collegati, il divertimento è garantito e le sfide punto a punto hanno caratterizzato 3 delle ultime 5 stagioni. Andando a ritroso nel tempo – tralasciando il dominio dei Reds dello scorso anno e la particolare stagione 20/21 condizionata dal Covid – i campioni di Inghilterra si sono decisi nelle ultime giornate.
Tottenham: mission failed, try again
Non c’è pace per gli Spurs: altro esonero e nuova contestazione. La sconfitta interna con il Newcastle per 1-2 della scorsa serata ha sollevato polemiche tra i tifosi già scontenti e la dirigenza ha optato per l’esonero di Thomas Frank. Dopo 38 partite complessive e 225 giorni, finisce il mandato di un allenatore che era arrivato con i buoni presupposti di un mister capace di far brillare un mediocre Brentford.
Il Tottenham non brilla in campionato, al momento è 16esimo a +5 dalla zona della retrocessione. Discorso opposto per la massima competizione europea: in Champions League si è qualificato in 4^ posizione dopo la prima fase. Il percorso europeo può togliere soddisfazioni agli Spurs, ma il buon piazzamento non è bastato.
Stessa sorte è capitata al suo predecessore Postecoglou: nonostante la vittoria dell’Europa League, il tecnico è stato sollevato dall’incarico appena possibile. Gli Spurs continuano a racimolare esoneri e a fare fuori nomi dal calibro internazionale come Mourinho, Nuno Espiríto Santo e Antonio Conte. All’orizzonte sbuca il nome di De Zerbi, appena lasciatosi dal Marsiglia di comune accordo. Che sia lui la pedina giusta per la rinascita di un progetto? O verrà inglobato nella mediocrità che ha caratterizzato questa società negli ultimi anni?
Liverpool, ascolta i Beatles! Let It Be
Troppo facile voler sempre vincere ed essere competitivo in qualsiasi situazione. Slot alla prima stagione sulla panchina dei Reds ha sbaragliato la concorrenza, vincendo il campionato di ben dieci lunghezze sull’Arsenal inseguitrice. Nel corso di questa stagione è stato messo più volte sotto la gogna mediatica della feroce stampa inglese, per via di risultati che iniziavano a scarseggiare e per una difesa traballante.
Ma la verità è che il Liverpool ha fatto un ottimo percorso in Champions League, piazzandosi terza nella classifica generale con 6 vittorie e 2 sconfitte (contro Galatasaray e PSV). In campionato non merita la sesta posizione valida per i playoff di Conference League. La distanza per l’Europa che conta è a sole tre lunghezze ed il rapporto con Salah pare parzialmente recuperato. Come cantavano i Beatles:”Let it be, let it be, let it be”.
Chelsea: anno nuovo, allenatore nuovo
La stagione scorsa il Chelsea ha dominato il panorama europeo: la vittoria (scontata) della Conference League e del trofeo della Fifa World Cup sembravano l’inizio di un matrimonio destinato a durare anni. Un rapporto iniziato con la firma di un quinquennale, ma durato solo un anno e mezzo e che all’inizio del nuovo anno si è troncato definitivamente. Un fulmine a ciel sereno: il divorzio.
Non ci si è soffermati troppo sul perché: è successo e basta. Voci di corridoio parlavano di un Maresca infastidito dalle “troppe interferenze dall’alto” e così si è scelto in fretta e furia Liam Rosenior. Il tecnico inglese si è slegato dal contratto con lo Strasburgo – dopo l’impresa della prima qualificazione in Europa per la società francese dopo 19 anni- e ha firmato un accordo fino al 2032.
Il Chelsea ha saputo rispondere presente: sesto posto nella prima fase di Champions League ed un momentaneo quinto posto nella bagarre per la corsa europea. Come riassumere la situazione dei Blues? Hanno fatto di necessità virtù.
United: “you gotta roll with it” cantavano gli Oasis
Sì, non è una bestemmia accostare Oasis e United, dal momento che nessuno dei fratelli Gallagher leggerebbe questo articolo. L’invito della canzone è a prendere la vita con filosofia, vivendo il momento, accettando la realtà ma cercando di resistere, dimostrandosi resilienti.
La situazione in casa Red Devils era diventata ormai una barzelletta: gli antichi splendori dell’epoca di Sir Alex Ferguson sono passati in secondo piano da una sfilza innumerevole di allenatori fallimentari. La panchina United è stato il plotone d’esecuzione di molti allenatori vogliosi di provare a risollevare il morale del club. Inutile citare i nomi più di rilevanti come Solskjaer, Ten Hag e Amorim. Il misero bilancio di una FA Cup vinta nel 2024 non può bastare e per questo si è andati oltre.
La dirigenza ha deciso di affidare la panchina a Michael Carrick, leggenda in maglia United, già vice allenatore di Solskjaer e Mourinho. L’inglese 44enne ritrova la panchina dei Red Devils dopo un piccolo assaggio di 3 partite nel 2021 post esonero di Solskjaer. Il nativo di Wallsend vuole ora conquistare il pubblico nelle vesti di allenatore, lavorando in silenzio e facendo rinascere i giocatori in rosa. Dovrà farlo guardandosi le spalle, vista lo slancio delle inseguitrici, ma perché no, con la volontà di continuare a sognare in grande, che tanto non costa nulla.
Aston Villa: vincere senza fare rumore
Dall’insediamento di Unai Emery sono cambiate le prospettive: la classifica si guarda solo dal lato sinistro. In effetti dal suo arrivo nella stagione 22/23, i Villans si sono sempre posizionati tra le prime 7 posizioni, terminando sul gradino più basso del podio nell’ultima edizione della Premier.
Sebbene il palmares sia rimasto sempre quello, Emery ha portato ad un livello superiore la squadra di Birmingham e la situazione attuale ne è la riprova. Un terzo posto momentaneo in campionato ed una prima fase di Europa League conclusasi in scioltezza al secondo posto con un bilancio di 7 vinte e una sconfitta. Il meglio deve ancora arrivare?
Citizens, the Importance Of Being… Alive
Non potevo non usare parte di un titolo di una canzone degli Oasis per celebrare il momento del City. Se i fratelli Gallagher celebravano la pigrizia, il dolce far niente e la tranquillità nella canzone “The Importance Of Being Idle”; Pep Guardiola è vivo più che mai. E’ vigile ed attento ai possibili passi falsi della sua squadra ma soprattutto dei rivali.
L’obiettivo è vincere tutto, non si può nascondere. La rosa stellare del City ha tutti gli elementi in grado di sbarazzare la concorrenza. L’innesto di Semenyo può essere il vero turning point della stagione. Ora sono costretti ad inseguire e l’esito della stagione non dipenderà solo ed esclusivamente da loro.
Arsenal: quando l’allievo… vorrebbe superare il maestro
Secondo i pensieri più filosofici, vedere un allievo superare il maestro non rappresenta una sconfitta, bensì la riprova più alta di aver svolto il lavoro in maniera egregia. La filosofia si scontra però con la dura realtà del pallone. Arteta ha assorbito le nozioni di calcio sotto la guida di Pep durante i 3 anni come vice, ha dimostrato un’evoluzione del gioco inenarrabile, ma al momento non è riuscito a portarsi a casa il trofeo più importante nel panorama inglese.
Gli archivi recitano un Arsenal che per il terzo anno di fila si è limitato al secondo posto, senza mai affondare il colpo pienamente, fermandosi a -2 punti dalla vittoria del campionato nella stagione 2023/2024. Quando ci si ferma così vicini al traguardo l’amarezza è tanta, ma la voglia di fare meglio e dare tutto nell’occasione successiva spinge i giocatori e lo staff ad un livello di maniacalità che Arteta sta avendo coi suoi.
La strada verso il traguardo è impervia e i Gunners si sentono i rivali del Manchester City col fiato sul collo. Tre miseri punti li separano, nella speranza che possano diventare sei con l’ eventuale vittoria sul Brentford di stasera. Il destino è solo nelle loro mani.





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